Giostra dei Chiaramonte

    Nel palcoscenico variopinto del ragusano sorge Modica, cittadina dalle sontuose architetture barocche tra le quali aleggia un forte aroma di cioccolata. L’intero centro abitato lo si può considerare come un sunto di tutta la Sicilia, dal momento che presenta un’area costiera ed una montuosa, intervallate da zone collinari. Tra i pittoreschi quartieri periferici, la solennità di Piazza Matteotti e l’opulenza del Duomo di San Giorgio, Modica si conferma bellezza poliedrica dal fascino intramontabile. In questo mélange di modernariato e rococò, che delizia i palati del turista più esigente, prende vita la Giostra dei Chiaramonte, una rievocazione storica unica nel suo genere.

    Il matrimonio di Costanza Chiaramonte e la devozione alla Madonna delle Grazie

    Quando nel lontano 1315 Francesco I Ventimiglia, Conte di Geraci, prese in moglie Costanza Chiaramonte, primogenita del Signore di Ragusa, Scicli, Comiso, Spaccaforno e Modica, la coppia non poteva certo immaginare che quel matrimonio sarebbe divenuto un’importante pagina di storia. L’evento, organizzato in modo impeccabile, fu così sontuoso da guadagnarsi uno speciale interesse culturale ed antropologico, tanto che, a partire dal 1996 lo si volle ufficialmente rievocare. In occasione del VII centenario della nascita della Contea di Modica, si stabilì che la rievocazione avrebbe avuto luogo ad agosto ed avrebbe visto i cavalieri degli otto quartieri cittadini impegnati in una gara di destrezza. Pur trattandosi di una chiara manifestazione di carattere cavalleresco, va detto che l’annuale Giostra dei Chiaramonte è anche un mezzo per rimarcare la profonda fede cattolica dei modicani. Secondo un resoconto del XVII secolo, infatti, i primi tornei furono disputati in onore alla Madonna delle Grazie, alla quale è dedicato l’omonimo santuario, sede d’incessanti pellegrinaggi. Tale marianesimo trae origine da un fatto prodigioso avvenuto nel 1615, quando fu rinvenuta un’immagine sacra sulla collina di Monserrato. Il dipinto, insolitamente eseguito su di una lastra di ardesia, pare fosse adagiato all’interno di un cespuglio dato alle fiamme. Qui vi rimase per ben tre giorni e tre notti, senza consumarsi minimamente, tanto che quando il fuoco fu domato, la popolazione gridò al miracolo e pretese di erigere un luogo di culto. Nel 1627 la Madonna delle Grazie divenne la Patrona della città, mentre il suo santuario, nel quale ancora oggi è custodito il sacro cimelio, nel 2015 fu elevato al rango di basilica minore. Com’è possibile notare, la Giostra dei Chiaramonte è sì una festa cittadina dal carattere profano, ma con un forte richiamo al cristianesimo. A rimarcare questo dualismo vi è inoltre la scelta delle location nelle quali avvengono le rappresentazioni: lo spazio antistante il Duomo di San Giorgio per il matrimonio tra i nobili rampolli, quello del Duomo di San Pietro per la benedizione di cavalli e cavalieri, piazza Matteotti per la lettura del bando, il palio e la consegna delle chiavi della città al Conte Manfredi.

    Concerti, cortei, sbandieratori ed il Palio, tutte le tappe della kermesse

    La Giostra dei Chiaramonte non è soltanto una festa pittoresca, è anche un innegabile epicentro di aggregazione giovanile. A partecipare attivamente, infatti, vi è tutta la comunità, ma a trarre maggiore godimento sono proprio i giovani modicani, che con orgoglio e tenacia rinverdiscono un’antica tradizione. La kermesse, come premesso, si tiene ad agosto e si snocciola in diverse giornate. La prima è solitamente caratterizzata da spettacoli molto elaborati, che hanno luogo in Corso Umberto I e sulle scalinate del Duomo di San Pietro. Alle ore 21:00 in punto, una compagnia teatrale diletta la cittadinanza con giochi da strada, effetti pirotecnici, acrobati, spettacoli medievali, numeri di giocoleria, maschere e numeri col fuoco. Non mancano i venditori di leccornie e di street food, che amplificano la magnificenza della cerimonia e consentono di assaporare le delizie tipiche del ragusano. La seconda giornata ha uno stile più raffinato, sobrio e lineare, tanto da dar vita ad un concerto sinfonico in Piazza Matteotti, anche questo fissato per le ore 21:00. Ad animare la terza giornata ci pensano invece il corteo storico, gli sbandieratori ed i musici, che allietano Corso Umberto I con il loro lento passaggio. Mentre sulla scalinata del Duomo di San Pietro vengono benedetti cavalli e cavalieri, in Piazza Matteotti il sindaco consegna le chiavi della città al Conte Manfredi, evento dopo il quale gli sbandieratori eseguono un’articolata esibizione. Sebbene ciò basti a pervadere la comunità di effervescenza ed allegria, è solo il quarto giorno che si assiste al core autentico di questa festa tradizionale. Alle ore 16:00, i figuranti si riuniscono nuovamente in corteo, assieme a cavalli e cavalieri che parteciperanno alla giostra. Il cordone viene preceduto dagli immancabili sbandieratori, che a fine corsa giungono in Piazza Matteotti. In questa sede un Araldo legge il bando, poi Manfredi convoca il Mastro di Campo e gli affida la direzione della giostra. Subito prima che la gara abbia inizio, viene celebrato il matrimonio tra Francesco e Costanza, evento cruciale dell’intera cerimonia. I cavalieri si contendono quindi il palio, affrontando la necessaria prova di destrezza, alla fine della quale i vincitori vengono omaggiati con un premio in denaro. La serata si conclude con l’apparizione di giullari, saltimbanchi ma anche orde di mangiafuoco, pronti a deliziare gli occhi di grandi e piccini, con i loro buffi ma straordinari spettacoli.

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