Lu Signuri di li fasci

    Lu Signuri di li fasci, che in dialetto siciliano indica Il Signore delle fasce, è un rito che si colloca all’interno della Settimana Santa celebrata a Pietraperzia, in provincia di Enna. La tradizione, molto particolare e originale, non ha eguali in nessun altro luogo della Sicilia. Durante la processione del Venerdì Santo, oltre alla consuete statua della Madonna Addolorata e all’Urna che rappresenta il Cristo deposto nel sepolcro, una alta trave in legno con in cima un Crocifisso, è posta su una vara e portata a spalla, ergendosi imponente sui fedeli in corteo. Dal Crocifisso in alto pendono numerose fasce bianche tenute all’estremità dai devoti. La coreografia che si viene a creare è molto suggestiva, il lento intercedere della Croce altissima, su una piramide di fasce bianche, sembra dare l’impressione che essa si muova da sola, la vara e i portatori scompaiono sotto le candide strisce in tessuto di lino. Folle di fedeli e curiosi, ogni anno partecipano alla processione; il rito è piena manifestazione della devozione locale ed è ricco di significati simbolici. Ciascuna fascia rappresenta un legame, una devozione, una grazia ricevuta. Il forte attaccamento che gli abitanti di Pietraperzia hanno verso questo rito è testimoniato dal fatto che gli emigrati a Seggiano-Limito, in provincia di Milano, ripropongono da anni la stessa tradizione presso la loro comunità religiosa.

    La lunga tradizione delle fasce di lino

    La tradizione, alquanto originale, si ripete da secoli, ma non è chiara l’origine. Le fasce, da lungo tempo, così come accade ancora oggi, sono realizzate dai fedeli che hanno espresso un voto nei confronti del Signore Gesù Cristo per chiedere una grazia o in ringraziamento di una preghiera esaudita: colui che tiene l’estremità della fascia durante la processione del Venerdì Santo è, infatti, proprio chi ha ottenuto la grazia.
    Anticamente, a Pietraperzia la coltivazione del lino era una delle attività principali, ciò spiega la curiosa scelta di realizzare fasce in tessuto, frutto della fatica del proprio lavoro, per offrirle in dono al Signore, in segno di devozione e ringraziamento. Le fasce più antiche si tramandano di generazione in generazione, spesso riportano le iniziali di chi le ha donate all’inizio è ha stretto questo “legame” con il Crocifisso.
    Un altro retaggio del passato è da rintracciare nell’usanza di avvolgere i neonati in fasce, molte delle realizzazioni ricavate dalla tessitura del lino, coltivato a Petraperizia, erano proprio le fasce usate per i bambini. La Confraternita che ancora oggi cura i riti della Settimana Santa, in tempi remoti, si occupava anche di accudire gli orfani e i bambini abbandonati, chiedendo di tanto in tanto delle offerte ai fedeli per il sostentamento dei bambini accuditi o il dono di fasce di lino. Questo gesto potrebbe essere, poi, divenuto quello manifestato in occasione della processione del Venerdì Santo, legando le fasce offerte in dono al Crocifisso.
    Un tempo, durante la processione, in corteo dietro il “Cravàniu” (come era anche denominato “lu Signuri di li fasci”) si disponevano coloro che erano stati guariti, entro l’anno, a seguito dell’invocazione di Cristo o coloro che avevano chiesto una grazia per i loro cari. Questi, seguivano il fercolo scalzi e con una catena di ferro legata ai piedi, formavano, così, quella che veniva chiamata in dialetto “la prucissìoni di li malati” (la processione dei malati).

    La processione di “lu Signuri di li fasci”

    Centro delle celebrazioni della Settimana Santa di Pietraperzia è, come già accennato, la suggestiva processione de “lu Signuri di li fasci”: un crocifisso posto su una trave alta 8,50 dalla quale pendono numerose fasce di lino bianche lunghe circa 32 metri e tenute all’estremità dai fedeli durante la processione.
    Intorno le 15 del Venerdì Santo, il Crocifisso viene prelevato dalla cappella in cui è custodito, presso la chiesa della Madonna del Carmelo, e posto vicino l’altare per la venerazione dei fedeli. Nel tardo pomeriggio, inizia la preparazione del fercolo per la processione, quindi, il Crocifisso, passando da una mano all’altra dei membri della Confraternita Maria SS. del Soccorso, posti a formare una catena umana, raggiunge la porta dalle chiesa ed è portato fuori, sul sagrato. Tale rito è detto, in dialetto siciliano, “passamànu”ed è accompagnato da invocazioni e preghiere: si sente recitare in coro “Pietà e Misericordia, Signore”. La Croce, quindi, è posta all’estremità della lunga trave, ancora posta in orizzontale sul sagrato. I fedeli si avvicinano e annodano ad un cerchio fissato ai piedi della Croce, le fasce di lino. Quando tutti hanno legato la loro fascia, intorno alle 20, la croce è pronta per essere alzata sulla vara. A questo punto, le lunghe fasce che pendono dalla croce, sono tenute all’estremità dai fedeli e hanno anche la funzione di equilibrare il Crocifisso sull’altissima struttura in legno. I fedeli che tengono le fasce all’estremità, seguono i comandi dei membri della confraternita che vigilano sul procedere della processione, al fine di consentire il corretto equilibrio dell’altissima trave in legno, di tanto in tanto si sente, infatti, esclamare in dialetto siciliano: “attrantàmmu li fasci!” (tiriamo con forza distendendo le fasce) o “allintammu li fasci!” (allentiamo le fasce).
    La processione ha inizio intorno le ore 21, il lento corteo si muove per le vie del paese con in testa la confraternita Maria SS. del Soccorso, a seguire, nell’ordine sono disposti: “lu Signuri di li fasci”, l’Urna con deposto il simulacro del Cristo morto e la statua della Madonna Addolorata, ciascuno accompagnato da una banda musicale. Per tradizione, l’Urna è portata a spalla da uomini incappucciati, mentre la Madonna Addolorata dalle donne, si tratta sempre di membri della Confraternita Maria SS. del Soccorso. Durante il percorso processionale, alcuni devoti intonano un caratteristico canto, che esprime il dolore e la commozione del momento rievocato della morte di Gesù: la cosiddetta “ladàta”. La processione termina a tarda notte, ed è ritmata da pause e riprese comandate da uno dei confratelli tramite il gesto del battere un martello di gomma sulla vara. Se batte due colpi, indica che la processione deve fermarsi, se i colpi sono tre, essa deve riprendere.

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