Duomo di Cefalù

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    Secondo una leggenda, a volere la costruzione del Duomo di Cefalù fu Ruggero II d’Altavilla, fondatore del Regno di Sicilia, in segno di ringraziamento dopo essere scampato a una violenta tempesta. È più probabile, tuttavia, che il motivo che spinse il sovrano a costruire la chiesa fosse di carattere politico-militare considerando anche aspetto e struttura dell’edificio che ricorda quello di una fortezza. I lavori di costruzione iniziarono nel 1131 e subirono nel corso degli anni diversi rimaneggiamenti, anche dopo la consacrazione ufficiale avvenuta nel 1267. Le difficoltà riscontrate nel processo costruttivo sono ravvisabili in diversi punti, non è un caso che vi siano tre tetti distinti, edificati in epoche diverse, e un timpano assai modesto. Risale al Quattrocento l’aggiunta di un portico con tre archi che collega le due torri.

    La facciata esterna, le torri ed il simbolismo dietro le cuspidi

    L’ingresso al Duomo che avviene dal fronte ovest, è preceduto da una scalinata e da un “turniàle”, ossia il sagrato, che in passato svolgeva una funzione cimiteriale. Il portale d’accesso, altrimenti noto come “Porta Reale” o “Porta Regnum” è caratterizzato da raffinati decori marmorei. La facciata, nel complesso risulta maestosa grazie alla presenza delle due torri normanne, che se da un lato comunicano forza e potere, dall’altro anche ricchezza e buon gusto. Impreziositi da bifore a tutto sesto e monofore a sesto acuto, questi campanili sono sormontati anche da due cuspidi di forma piramidale. Tali strutture furono aggiunte solo nel Quattrocento, insieme al portico. Se osservate con attenzione, si può notare che le cuspidi non sono uguali: una ha pianta quadrata mentre l’altra ha pianta ottagonale. La prima simboleggia la mitra papale, e quindi il potere spirituale, mentre la seconda la corona reale ed il potere politico. Tale simbolismo non stupisce se si tiene a mente che ad incoronare Ruggero II fu l’Antipapa Anacleto II, che trasformò il Ducato in un Regno e riconobbe Ruggero come Sovrano della Sicilia, Principe di Capua e Duca di Puglia e Calabria. La base dell’edificio, così come oggi appare, è caratterizzata da grossi blocchi di pietra, quasi certamente risalenti all’età romana. I campanili, invece, si presentano come imponenti torri d’osservazione, che sovrastano l’area urbana e controllano gli arrivi dal mare. All’esterno si possono ammirare numerosi archi intrecciati, decori di tradizione islamica, che adornano le facciate e ammorbidiscono l’aspetto dell’intera struttura.

    L’ orientamento bizantino e la pianta basilicale

    Esattamente come accade per tutte le chiese bizantine, anche il Duomo di Cefalù è stato edificato secondo uno speciale orientamento, che vuole l’abside rivolto ad est. La pianta basilicale è a croce latina, con la caratteristica presenza di tre navate, un transetto ed una semicupola. Varcando la soglia d’ingresso, si può notare che la grande navata centrale è separata dalle due navate laterali tramite file di colonne marmoree. Pur trattandosi di elementi architettonici dall’aspetto poderoso, ad alleggerirli vi è la presenza di capitelli corinzi, contraddistinti da un forte tenore ornamentale. Camminando in direzione della semicupola, ci si imbatte in un particolare arco, detto “Arco Trionfale”, oltre il quale si trova il transetto. Superato il corpo traverso, appare in tutto il suo splendore la Cappella del Santissimo Sacramento con un altare argenteo e una statua della Madonna scolpita da Antonello Gagini.

    I preziosi mosaici e il Cristo Pantocratore

    Arrivati al presbiterio, ossia l’area in cui sorge l’altare, ciò che cattura l’interesse dei visitatori è la presenza di raffinati mosaici, frutto del lavoro certosino di abili artigiani bizantini. Il più importante fra questi capolavori è certamente il Cristo Pantocratore, che con la mano sinistra regge il vangelo e con la destra esegue un gesto solenne. La grande particolarità è che la sua figura viene rappresentata con le i tratti tipici siciliani: capelli biondi come i normanni, barba e sopracciglia folte e nere come gli arabi, naso dritto e labbra sottile come i greci.
    Più in basso si possono osservare i mosaici che raffigurano i quattro arcangeli, Michele, Gabriele, Raffaele ed Uriele, al centro dei quali appare la Madonna in preghiera. Ad impreziosire ulteriormente l’opera d’arte, concorre la presenza di mosaici raffiguranti San Paolo, gli Apostoli e gli Evangelisti ma anche Melchisedek ed Adamo. Scendendo ancora più in basso, tra le tessere che scompongono la luce in mille bagliori colorati, si incontrano i Santi Martiri, i Teologi ed i Profeti, immersi in uno sfondo dorato e riconoscibili tramite i nomi indicati accanto ad ognuno di essi. Le vetrate della navata e quelle della facciata sono invece opera dell’artista contemporaneo palermitano Michele Canzoneri, autore, tra le altre cose, di una “stanza d’arte” dal titolo “Linea d’Ombra”, all’interno del progetto Atelier sul mare.

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