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L’Osterio Magno è uno degli edifici simbolo di Cefalù. Costruito all’inizio del 1300, era la residenza invernale della potente famiglia dei Ventimiglia. I diversi interventi di restauro hanno riportato alla luce alcuni ambienti preesistenti e risalenti al periodo tra il IV ed il III secolo a.C. Sono visibili in una sala posta al pianterreno del palazzo. 

Storia e funzione dell’Osterio Magno di Cefalù

Il nome Osterio Magno deriva dai termini latini hosterium, cioè palazzo fortificato e magnum, cioè grande. Questo per distinguerlo dall’Osterio Piccolo, altro edificio della proprietà dei Ventimiglia e di cui è ancora possibile osservare la torre, con la sua bifora, inglobata nel campanile della vicina Chiesa dell’Annunziata. A volere la costruzione dell’Osterio Magno di Cefalù fu la famiglia dei Ventimiglia nel XIII secolo. Il palazzo, nato come dimora invernale, rimase di proprietà della famiglia fino al 1599, anno in cui Giovanni III Ventimiglia lo vendette a  Simone da Fiore. Alla sua morte nel 1605 gli eredi cedettero l’Osterio ai frati del vicino Convento di San Domenico che, a loro volta, lo concessero in enfiteusi. I vari enfiteuti, nel corso degli anni, adattarono le diverse parti della struttura secondo le loro esigenze. Divenne quindi sede di abitazioni, botteghe, magazzini e persino carcere.

Le diverse fasi costruttive dell’Osterio Magno di Cefalù

L’Osterio Magno in origine occupava una superficie molto ampia e comprendeva giardini ed edifici diversi tra loro sia per epoca che per stile architettonico. Secondo una ricostruzione era al centro di due grandi edifici che delimitavano uno spazio aperto. Una grande arcata sulla strada collegava l’attuale complesso agli edifici di fronte dove erano allocate le cucine ed i locali di servizio. La costruzione di tutto il complesso è avvenuta in diverse fasi successive. La prima risale al periodo bizantino a cui risalgono le parti basse delle mura della torre. Nei primi decenni del 1330 è stato invece costruito il cosiddetto “palazzo policromo”. Questa parte di edificio è visibile in via Amendola ed è caratterizzata da un prospetto in cui si alternano fasce orizzontali alternate chiare e scure. Nell’ultima fase, tra il 1320 ed il 1330, è stata realizzata la sopraelevazione della grande torre quadrangolare.

Le costruzioni preesistenti dell’Osterio

Durante un lavoro di restauro dell’Osterio Magno, concluso nel 1988, sono state scoperte, sotto il pavimento del pianterreno, diverse costruzioni preesistenti. In una sala della parte orientale della Torre sono visibili i resti di un complesso abitativo ellenistico. In uno degli ambienti è stata ritrovata la parte inferiore di una grande giara (pithos) contenente monete di bronzo databili tra il  IV e il III sec. a.C. Sono una sessantina di esemplari di un unico tipo monetale anche se di diverso valore nominale. Sono state messe da una zecca non ancora identificata e presentano incise da un lato Pegaso alato e nell’altro una palma da dattero. Nella stessa sala è possibile vedere anche una cisterna scavata nella roccia perfettamente impermeabilizzata con malta idraulica e cocciopesto. All’interno sono stati rinvenuti oggetti di uso comune, tra cui due vasi e numerose anfore.

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