Castello di Donnafugata

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    Storia

    Il nome della contrada in cui sorge il castello deriva probabilmente dall’arabo “Ayn as Jafat“ (fonte della salute), da qui la forma dialettale “Ronnafuata“ che fu italianizzata poi in Donnafugata.

    Le prime notizie documentate del castello risalgono al 1648, anno in cui fu acquistato dal barone Vincenzo Arezzo e trasformato in una masseria fortificata. Nel corso del tempo l’edificio subì diverse modifiche, l’aspetto attuale si deve al discendente Corrado Arezzo, che nell’Ottocento trasformò l’edifico in castello neogotico.
    Nel 1982 la struttura fu acquistata dal comune di Ragusa, che dopo averla restaurata, l’ha resa disponibile al pubblico.

    Il castello di Donnafugata è stato utilizzato come set per alcuni film come I Viceré e il Racconto dei Racconti e di varie scene del Commissario Montalbano.

    Il castello

    Il castello, diviso su tre piani, occupa una superficie di circa 2500 mq e conta oltre 120 stanze di cui una ventina sono oggi fruibili ai visitatori.
    Le stanze arredate ognuno secondo uno stile diverso, contengono arredi e mobili originali, permettendo di fare un tuffo nel passato nella Sicilia gattopardesca.
    Sicuramente degne di nota sono la stanza della musica con bei dipinti a trompe-l’œil, la grande sala degli stemmi con i blasoni di tutte le famiglie nobili siciliane e due antiche armature, il salone degli specchi, ornato da stucchi, la pinacoteca con quadri neoclassici della scuola di Luca Giordano. Notevole, poi, il cosiddetto appartamento del vescovo, con splendidi mobili Boulle, riservato esclusivamente all’alto prelato (un membro della famiglia Arezzo nel Settecento).

    La Galleria del Costume Mu.de.co.

    All’interno del Castello è possibile visitare anche la Galleria del Costume dove è conservata la “Collezione Gabriele Arezzo di Trifiletti“ considerata una tra le più vaste, ricche e ricercate raccolte di abiti ed accessori antichi.
    Unica nel suo genere e preziosa testimonianza della società aristrocratica siciliana nel periodo del suo massimo fulgore, la collezione è stata acquisita dal comune di Ragusa nel 2015.
    La collezione comprende oltre all’abito che ispirò quello di Angelica nel Gattopardo, altri abiti appartenuti a grandi personaggi della storia e dell’arte come Vincenzo Bellini, Contessa Miramon, Michele Amari, Pinto, etc..
    Per garantire la tutela stessa dei costumi, la collezione viene esposta a rotazione.

    Il parco
    Notevole cornice di questo Castello è l’ampio parco (8 ettari) che si estende tra rigogliose essenza botaniche e manufatti originali.
    All’interno è possibile visitare diverse distrazioni fatte costruire per combattere la noia durante la permanenza nel Castello come un tempietto circolare, la Coffe House, alcune grotte artificiali con finte stalattiti e un labirinto in pietra costruito nella tipica muratura a secco del ragusano.
    Per sorprendere gli ospiti il barone Corrado Arezzo, fece costruire anche diversi scherzi come un irrigatore posto in un sedile che entrava in azione quando ci si sedeva sopra o quello posto all’interno di una finta cappella dove un automa vestito da frate abbracciava all’improvviso coloro che poggiavano il piede sul secondo gradino dell’entrata.

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