Museo Regionale di Messina

    Particolare del quadro Adorazione dei Pastori di Caravaggio conservato al Museo Regionale di Messina
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    Il Museo Regionale di Messina ha sede nel fabbricato dell’ex filanda Barbera-Mellinghoff, un edificio tardo ottocentesco adiacente la spianata dell’ex monastero basiliano di San Salvatore dei Greci, utilizzato dopo il terremoto del 1908, fin dal 1913, come deposito delle opere d’arte e dei frammenti architettonici e decorativi provenienti dagli edifici distrutti o danneggiati dal sisma. Le collezioni sono costituite dai fondi dell’ex Museo Civico e dai molteplici materiali recuperati dalle macerie del terremoto. La sua istituzione risale al 1806 per iniziativa dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti e in particolare dell’erudito Carmelo La Farina che ne fu il primo conservatore. Sorto in origine come Museo Peloritano, fu quindi denominato Museo Civico ed ordinato nei locali dell’ex monastero di San Gregorio poco prima del 1908. Divenuto Museo Nazionale nel 1914, fu riaperto al pubblico nel 1922 da Enrico Mauceri che diede una prima sistemazione ai locali dell’ex filanda, esponendo i pezzi più significativi delle collezioni con un ordinamento misto, non rigorosamente cronologico, utilizzando anche gli spazi esterni per i frammenti architettonici e gli elementi lapidei. Chiuso durante la seconda guerra mondiale, il Museo attraversò un periodo di totale abbandono e fu nuovamente riaperto al pubblico nel 1954, sotto la direzione di Maria Accascina che ne curò un nuovo allestimento, sobrio e lineare, che prevedeva una esposizione ordinata ma distinta di tutte le classi dei materiali, dai dipinti alle sculture ai reperti archeologici, comprendendo anche il settore delle arti decorative. Dal 1976, in virtù delle norme di attuazione dello Statuto autonomo della Regione Siciliana, la struttura è diventata regionale, assumendo l’attuale denominazione. Nel corso degli anni l’edificio ha subito più ristrutturazioni atte a migliori le condizioni di conservazione ed esposizione delle opere, In particolare, tra il 1980 e il 1984 è stato affrontato un radicale intervento di restauro, che ha offerto inoltre l’occasione di ordinare i materiali secondo un nuovo allestimento, curato da Francesco Antonio Virgilio. Il criterio di esposizione integrata, che riunisce in uno stesso ambiente le opere più rappresentative di un periodo anche appartenenti a classi tipologiche diverse, è stato suggerito dalla natura stessa delle collezioni, la cui provenienza eterogenea e differenziata si caratterizza però come documentazione artistica locale attraverso i secoli e nei rapporti di influenza con altre aree straniere e continentali, quali appaiono dalla presenza di opere Goro di Gregorio, di Antonello, di Girolamo Alibrandi, di Polidoro da Caravaggio, di Giovanni Angelo Montorsoli e di Michelangelo Merisi detto Caravaggio. È articolato in quindici sale che illustrano la civiltà figurativa locale nel suo svolgimento dal XII fino al XVIII secolo. Dell’ingente patrimonio artistico del Museo vanno almeno ricordati la così detta Madonnina degli storpi di Goro di Gregorio, il Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina (firmato e datato 1473), la Presentazione al Tempio di Girolamo Alibrandi, l’Adorazione dei pastori di Polidoro da Caravaggio, la statua marmorea di Scilla di Giovanni Angelo Montorsoli, le due grandi pale d’altare eseguite da Caravaggio durante il suo breve soggiorno a Messina, la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastori, e le ricche collezioni di tarsie marmoree policromi, di argenti, di tessuti e ceramiche.

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