Chiesa dei Catalani

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    La Chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani o Chiesa dei Catalani è una delle chiese più interessanti di Messina. Si tratta di uno splendido esempio di fusione armonica fra stili molto diversi. Ci sono infatti elementi normanni, bizantini, arabi e del tardo romanico pisano e lombardo. Nel 1534 nella chiesa fu aggiunta la tela Andata al Calvario, realizzata da Polidoro da Caravaggio, oggi conservato al Museo di Capodimonte a Napoli.

    La storia della Chiesa dei Catalani

    La Chiesa dei Catalani fu eretta intorno al 1150 su un’area occupata da un antico tempio dedicato a Nettuno. Il suo nome è una testimonianza dell’antica vocazione mercantile di Messina. Nella città dello Stretto infatti si trasferì una comunità catalana, arrivata al seguito di Pietro III d’Aragona che avviò un’intensa attività commerciale e istituì qui la sua Confraternita.

    Curiosità: La Chiesa dei Catalani si trova oggi in una posizione inferiore rispetto al livello stradale. Il piano di calpestio è quello di Messina prima della ricostruzione avvenuta in seguito al terremoto del 1908 che distrusse la città. 

    Architettura e opere della chiesa

    La Chiesa dei Catalani ha un pianta basilicale di derivazione bizantina con tre navate e tre absidi e cupola innestata sul transetto. All’esterno presenta eleganti forme caratterizzate da archi ciechi che circondano l’abside maggiore e la piccola torre della cupola, con inserti geometrici di pietra bianca e nera tipici dello stile saraceno. L’interno, che oggi appare abbastanza spoglio, in passato presentava diverse opere d’arte. Due di queste si trovano oggi nel Museo Regionale di Messina. Si tratta del Giudizio Universale del pittore Girolamo Alibrandi e della tela Annunciazione della Vergine Maria. In quest’ultimo quadro, che si trovava sull’altare maggiore, oltre a Maria e all’Angelo c’è anche rappresentata Eulalia di Barcellona, oggi santa protettrice della città catalana.

    Nel 1534 venne aggiunta la tela Andata al Calvario, realizzata da Polidoro da Caravaggio su commissione del console della nazione catalana Pietro Ansalone. Il quadro però fu alienato nel Settecento e dal 1812 si conserva nel Museo di Capodimonte a Napoli.

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