Catacombe dei Cappuccini

    Catacombe dei Cappuccini di Palermo
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    Nel quartiere della Cuba di Palermo si trova il convento dei frati Cappuccini. La struttura fa parte della chiesa di Santa Maria della Pace. Il convento e la chiesa furono costruite entrambe nel XVI secolo, ma non furono le prime costruzioni sacre a occupare il sito. Il convento infatti, è stato edificato sui resti di una costruzione precedente. Al suo interno vi sono imponenti altari risalenti al 700-800, diverse opere d’arte come un Crocifisso del tardo medioevo e molti monumenti funerari realizzati da Ignazio Marabitti in un periodo compreso tra il 1753 e il 1764, gran parte di questi posti su una parete all’ingresso.

    A Palermo, il convento dei Cappuccini è noto per le sue catacombe in stile gotico. Nonostante il nome, le catacombe sono in realtà un cimitero, poiché originariamente erano un luogo di culto che si prestava a incontri per celebrazioni paleocristiane.

    Il convento dei Cappuccini è noto non solo a Palermo o a livello nazionale, ma visitatori e studiosi da tutto il mondo decidono di recarvisi per un motivo preciso, ossia scendere nei sotterranei del cimitero dove riposano innumerevoli spoglie mummificate di frati e gente comune di diverse epoche. Tra i visitatori d’onore che le catacombe hanno accolto, figura persino Guy de Maupassant. Furono molti gli artisti del passato che visitando le catacombe, furono ispirati dal macabro spettacolo di quei cadaveri. Ciò li spingeva infatti a riflettere su quanto fosse inutile ricercare la bellezza terrena e attaccarsi agli aspetti estetici del nostro essere.

    Le gallerie che corrono sotto il convento sono state realizzate alla fine del 500. Possiedono il caratteristico stile gotico e l’interno è caratterizzato da sottotitoli a volte. Queste sono disposte a crociere ogivali supportate da costoloni e volte ogivali. Questa ampia struttura sotterranea fa parte di un grande cimitero di pianta rettangolare. Non è mai stato definito esattamente il numero di salme, poiché mai nessuno ha potuto inventariarle, ma gli studiosi stimano che le catacombe dei Cappuccini, ospitino circa 8 mila mummie.

    Gli occupanti delle catacombe sono principalmente i frati dell’ordine dei Cappuccini i quali praticavano l’inumazione personalmente. La prima mummia che s’incontra entrando nelle catacombe, sulla sinistra, immediatamente dopo l’ingresso, è di Silvestro da Gubbio, frate Cappuccino che per primo venne inumato e riposto all’interno delle gallerie, il 16 ottobre del 1599.

    La tecnica d’imbalsamazione adottata dai frati Cappuccini, prevedeva la rimozione di tutti gli organi interni e il drenaggio dei liquidi dal corpo, facendolo ”scolare” per un periodo pari a un anno circa. Passato questo tempo, il corpo, che ormai era privo di tutti i liquidi, veniva prima lavato con una soluzione di aceto e le parti svuotate dagli organi venivano riempite con della paglia. Infine, venivano rivestito con i propri abiti. Durante alcuni periodi particolari, come quelli che afflissero la città con le epidemie, il lavaggio veniva fatto con acqua di calce o arsenico.

    Nelle catacombe è possibile visitare anche alcuni monumenti sepolcrali, uno di questi si trova in fondo al primo corridoio a sinistra dopo l’entrata. Sul lato destro di questo corridoio ve ne sono alcuni tra i più imponenti, tra cui quello di Giuseppe Grimau, il più grande tra questi, morto nel 1755.

    Tra le mummie più note e forse anche tra le più inquietanti, vi è quella di Antonio Prestigiacomo, il quale fu imbalsamato iniettandovi arsenico nelle vene. Morì all’età di 50 anni nel 1844 e la sua mummia non è particolare solo per il metodo d’imbalsamazione che venne adottato, ma per il suo ”sguardo”. La mummia infatti, sembra sporgere dalla sua nicchia per guardare dall’alto i visitatori che vi passano sotto e i suoi occhi (finti) sembrano puntare proprio dritto verso lo sguardo dei passanti. La storia narra che Antonio Prestigiacomo, era così attirato dalle donne, che nelle sue ultime volontà dispose di essere imbalsamato e riposto nelle catacombe e che le sue cavità oculari venissero occupate con degli occhi di vetro e il suo corpo, posto in modo tale da poter continuare a guardare le donne che passavano, anche da morto.

    A metà dell’800, le sepolture all’interno di chiese e sotterranei vennero abolite con l’emanazione di alcune disposizioni sanitarie, successivamente alle quali venne costruito il cimitero dei frati Cappuccini, proprio di fianco alla chiesa.

    Se c’è un motivo specifico per il quale visitatori da tutto il mondo si recano a Palermo per visitare le catacombe dei cappuccini, è sicuramente la mummia di Rosalia Lombardo, posta all’interno della Cappella di Santa Rosalia, ubicata nel primo corridoi a sinistra. Rosalia Lombardo nacque a Palermo il 13 dicembre 1918 e morì dopo soli due anni a causa di una polmonite, il 6 dicembre del 1920. Rosalia è stata una delle ultime salme a essere conservata all’interno delle catacombe. Il padre di Rosalia, addolorato per la perdita della sua bambina, volle fortemente che questa venisse imbalsamata affinché rimanesse intatta per sempre. Fu il professore Alfredo Salafia, che aveva già imbalsamato Francesco Crispi, a curare l’imbalsamazione di Rosalia.

    La mummia è conosciuta tra i palermitani e anche nel mondo accademico che ha dedicato alla salma diversi studi, con il nome di bella addormentata. La bambina infatti non dà nemmeno l’idea di essere morta, poiché è così intatta da sembrare semplicemente addormentata. Questo è possibile grazie alla miscela utilizzata per l’imbalsamazione, composta prevalentemente da formalina, la quale ha una funzione battericida; alcol per impedire la disidratazione; acido salico per prevenire la comparsa di muffe e funghi, glicerina per non fare inaridire il corpo; sali di zinco per favorire l’irrigidimento dei tessuti. Una radiografia eseguita in tempi recenti mostra che anche il resto del corpo si è conservato perfettamente, tanto che è ancora possibile notare il fegato e l’emisfero cerebrale. La sua posizione, gli occhi chiusi e l’espressione serena, danno l’impressione che Rosalia stia dormendo da quasi un secolo.

    Risale a qualche anno fa, un lavoro di mantenimento della mummia di Rosalia Lombardo, eseguito al culmine di alcuni studi che hanno rivelato alcuni segni di deterioramento sul corpo della bambina, la quale si trova all’interno di una piccola bara sigillata con un coperchio in vetro. Si è richiesto riporre la stessa bara all’interno di una sorta d’incubatrice chiusa ermeticamente, realizzata in acciaio e vetro affinché il corpo fosse comunque visibile, per impedire che la mummia venisse ulteriormente danneggiata mantenendola alla temperatura di 20°, con un tasso di umidità del 56%.

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