Palazzo Chiaramonte – Steri

    Facciata del Palazzo Chiaramonte Steri di Palermo
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    Il Palazzo Chiaramonte Steri, conosciuto dai palermitani con il solo nome di Palazzo Steri è ubicato in una zona suggestiva del centro storico di Palermo, ossia Piazza Marina. Fece da sede all’inquisizione siciliana e sin dai primi anni 50, fino ai giorni nostri, ospita il rettorato dell’Università degli Studi.

    La storia di Palazzo Chiaramonte -Steri

    Palazzo steri fu completato nel 1307 durante l’epoca aragonese e fece da dimora per Mafredi Chiaramonte, conte del feudo di Modica. Il nome ”Steri” è l’abbreviazione di Hosterium Magnum od Osterio, appellativo d’origine che venne dato al palazzo. Sito nel quartiere della Kalsa, il palazzo è anche noto col nome di mandamento dei Tribunali. Nel 1393 l’allora re Martino il Giovane, in virtù del legame riacquisito tra gli aragona di Sicilia e il ramo iberico in seguito al matrimonio con Maria di Sicilia, basando la vicenda su divergenze politiche, condanna Manfredi III alla decapitazione, con la quale ha termine il casato dei Chiaramonte, alla quale segue la confisca dei beni, eleggendo Palazzo Steri a dimora reale.

    Fu anche dimora per la regina Bianca Navarra nel 1412, la quale fuggì da Siracusa per sfuggire alla corte persecutoria di Bernardo Cabrera.

    L’epoca spagnola segnò Palazzo Steri con la presenza del viceré di Sicilia e vide avvicendarsi Ferdinando II e Carlo V d’Asburgo, ossia il duca e conte di Monteleone, Ettore Pignatelli.

    Nel 1523 vide l’insurrezione per togliere la Sicilia dal comando della Spagna, cercando di affidarla a Marcantonio Colonna, con la famosa Congiura dei fratelli Imperatore. Il tentativo fallì, finendo con la tortura degli organizzatori della congiura, tra i quali Federico Abbatellis, allora proprietario di Palazzo Abbatellis e conte di Cammarata.

    Lo Steri perse la funzione di tribunale di giustizia nel 1598, quando questo fu trasferito presso Palazzo Reale, divenendo solo due anni dopo tribunale dell’inquisizione, fungendo da sede per il Carcere dei Penitenziati, nel quale vi erano le terribili celle filippine.

    In epoca borbonica venne dato nuovo volto al Palazzo Steri da Domenico Caracciolo, viceré di Sicilia e marchese di Villamarina, che dispose la distruzione degli strumenti di tortura e purtroppo, dell’archivio segreto. Ospitò anche la sede del Rifugio dei Poveri di San Dionisio, ma solo per qualche anno, per poi divenire sede della Regia Dogana e degli Uffici Giudiziari dal 1800 fino alla fine degli anni ’50.

    Ai giorni nostri, Palazzo Steri si mostra in tutto il suo splendore grazie a un progetto di restauro eseguita degli anni ’50 a opera di Carlo Scarpa, trasferendovi successivamente la sede del rettorato dell’Università, la quale risiedeva inizialmente nel convento dei Teatini.

    Il restauro non fu solo un’opera di recupero dell’antico splendore del palazzo, ma durante i lavori furono eliminati molti elementi che potessero ricordare il periodo buio dell’inquisizione, come la piattaforma dei condannati, l’antico orologio, le gabbie interne, la Scala dei Baroni e altre opere che potessero ricollegare il palazzo a quel periodo.

    Lo stile di Palazzo Chiaramonte Steri

    L’unione di forme gotiche a elementi di architettura normanna delle quali Palazzo Steri è ricco, vengono chiamate con lo specifico nome di stile ”chiaramontano” ed è tipico dei palazzi signorili di Palermo. Le decorazioni di torri merlate e gli stemmi, le targhe e le armi dei Chiaramonte che ornano le pareti delle stanze interne, sono elementi caratteristici di questo palazzo.

    Il suo progetto rappresenta l’anello di congiunzione tra il classico castello medievale e i palazzi patrizi, arricchito poi con affreschi e opere commissionate da Manfredi III Chiaramonte. Decorazioni intarsiate nella pietra lavica nuda ricoprono bifore e trifore che corrono lungo tutto il perimetro murario esterno.

    Durante i lavori degli ultimi restauri, sono tornati alla luce i solchi lasciati dalle pesanti gabbie atte a esporre le teste dei baroni ostili a Carlo V, ed è inoltre stato trovato un corridoio segreto che collegava la stanza dell’inquisitore direttamente alle celle.

    Particolarmente interessante è anche il ritrovamento di una struttura sotterranea della lunghezza di sette metri, sovrastata da volte con costoloni di grandi dimensioni. Tale struttura sarebbe stata costruita durante il XIV secolo e al suo interno sono stati rinvenuti graffiti e altri reperti che precedevano la sua costruzione di ben tre secoli.

    Gli ambienti interni di maggiore rilievo sono, la Sala delle Armi, Scala dei Baroni, il Carcere dei Penitenziati, la Sala del viceré, Sala delle Udienze, Sala Magna o dei Baroni, Sala delle Capriate e la Stanza dell’inquisitore.

    La Sala dei Baroni contiene dei dipinti sul soffitto che vennero eseguiti da Cecco di Naro, Pellegrino Darena e Simone da Corleone, tra il 1377 e il 1380, le quali raffigurazioni mostrano spaccati della società trecentesca. In questi dipinti sono trattati temi come la cavalleria, i momenti di massima epicità ed esaltazione romanzesca e la stessa la si trova riferita alle figure femminili.

    I graffiti e le carceri di Palazzo Steri

    Graffiti nelle vecchie carceri di Palazzo-Chiaramonte Steri

    Non sono solo gli affreschi e i dipinti che raccontano storie vissute all’interno di Palazzo Steri, ma perfino nelle sue fondamenta è possibile trova indelebili segni della vita trascorsa tra quelle mura. Tuttavia, scendendo nelle buie prigioni di Palazzo Steri è possibile ammirare i graffiti sulle pareti, lasciate però dai carcerati che hanno occupato per lunghi o brevi periodi, quelle celle.

    Proprio in corrispondenza delle prigioni del palazzo, è stato istituito un museo, realizzato soprattutto dopo i più recenti rinvenimenti fatti in 3 celle. Tali graffiti sono differenti dagli altri, poiché fanno parte della zona in cui venivano imprigionate ”le recluse”, donne accusate di stregoneria, le quali hanno tracciato nei muri, figure umane e probabili riti d’invocazione.

    È durante una delle ultime opere di restauro che questi graffiti sono stati scoperti, questi, infatti, erano già stati ricoperti con dell’intonaco durante un precedente lavoro di ripristino. Sono state trovate anche incisioni di frasi in dialetto antico e, dei rinvenimenti più sorprendenti, non si può non menzionare parte di un dipinto che raffigura una nave, o almeno se ne vede solo parte della prua, sulla quale figura un inquisitore che regge in mano un campanaccio.

    Una delle opere che potremmo definire di epoca moderna, più note, conservate a Palazzo Steri, è il famoso dipinto di Renato Guttuso che raffigura il mercato della Vucciria, dal quale l’opera prende proprio il nome.

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